venerdì 1 febbraio 2013

Pirandello e Totò



Pirandello 

La patente 

 Un interprete d'eccezione: Totò



http://youtu.be/_KpZa0nyW-w


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UN GIORNO AL TEATRO (01/02/2013)


L’OMBRA del RIMORSO
novella

Anch’essa pubblicata sul Corriere della Sera, il 25 gennaio 1914, per poi essere ripubblicata ne Il  Carnevale dei Morti, raccolta di novelle del 1919, edizione Battistelli. Infine sarà collocata in Novelle per un anno, nel volume dal titolo Tutt’e tre.


BELLAVITA
atto unico

Portato in scena dalla compagnia Almirante-Rissoni-Tofano al Teatro Eden di Milano il 27 maggio 1927, per poi vedere la luce delle stampe nel luglio dell’anno successivo sul mensile Il secolo XX .

Entrerà nell’edizione definitiva di Maschere Nude soltanto postumamente nel 1937, edizione Mondadori.



NOVELLA: Suddivisa in tre segmenti da spazi tipografici bianchi, che corrispondono ai quattro momenti cronologici in cui é articolata la situazione.

bulletLa visita di Bellavita, accompagnato dal figlio, entrambi a lutto,  a casa del notaio Denora. Introdotti come siamo in medias res, solo gradualmente veniamo a conoscenza dell’antefatto che ha portato ad un tale non desiderato incontro; o almeno tale da parte del notaio. Emerge il sospetto—che solo più tardi riceverà esplicita conferma—che l’avvocato e la signora “Bellavita” abbiano avuto una relazione, conosciuta e tollerata dal marito.
bulletL’avvocato, per liberarsi della sgradita presenza dell’uomo, promette a sua volta una visita che mai farà; motivo che induce Bellavita a tornare più volte presso lo studio di Denora, senza che tra i due  avvenga il tanto sospirato incontro. Che a questo punto Bellavita si sia reso conto dell’evidenza dei fatti il lettore lo capisce seguendo i pensieri del personaggio in quella che è un po’ la scena madre della novella, quando egli è seduto al banco del suo caffè in rovina, con le paste ammuffite e insipide come la sua anima, ed evoca l’immagine “viva” della moglie, il rapporto traballante che si era  instaurato tra i loro caratteri troppo diversi, e l’equilibrio ottenuto grazie all’intervento della figura del notaio-amante ma anche paciere, che aveva poi anche contribuito all’elevazione sociale della clientela del caffè.
bulletSi passa finalmente all'azione  quando l’avvocato inviato dal Denora propone a Bellavita di mandare in un collegio a Napoli il figlio Michelino, ovviamente a spese del notaio che forse ne è anche il padre. L’altalena di sentimenti attraverso cui passa Bellavita inducono infine l’avvocato a parlar chiaro, evidenziando come il suo canino attaccamento copra di ridicolo il suo cliente, soprattutto ora che manca l’altro angolo del triangolo, che presente avrebbe potuto giustificare un tale attaccamento. Spiegazione utile a Bellavita che finalmente definisce la propria linea di comportamento, la vendetta per quelle “corna” che fino ad allora è parso accettare con serena indifferenza: indossando un  vistoso abito da lutto, riverendolo ossequioso, pedinerà il notaio proprio come l’ombra, l’ombra del rimorso. Cosicché nel finale Bellavita, rinnovato il locale di nuovo fiorente, vanta a quanti vogliono ascoltarlo il suo modo originale ed efficace di farsi vendetta.


ATTO UNICO: Per esigenze di tipo scenico l’atto si svolge diversamente, pur conservando sostanzialmente quella che è la vicenda di fondo, ma con considerevoli modifiche. Data dunque la necessità di unificare tempi e luoghi d’azione, il tutto viene condensato nella sala d’attesa  dell’avvocato di Denora, che acquista anche una propria identità anagrafica –avvocato Contento—e personalità. Ha infatti una moglie che, col suo comparire portandosi dietro un po’ tutti i topoi della mentalità dell’epoca, serve anche per introdurre l’antefatto che in alternativa andrebbe perduto, e che invece è così mirabilmente spiegato, in sostituzione della scena madre della novella che appunto per esigenze sceniche non può essere rappresentata.
Altra differenza è l’introduzione di personaggi nuovi quali i clienti dell’avvocato, che stanno qui in sostituzione della “folla” che assisteva alla vendetta di Bellavita; e la figura dello scrivano, un po’ elemento di raccordo col suo svolgere anche le funzioni di cameriere. In rilievo anche il nuovo arrivato Gigino, un po’ anche lui interprete del personaggio del “cornuto contento”, che offre a Bellavita l’occasione di raccontare “in scena” il metodo che lui adotterà per vendicarsi.

ANALOGIE E DIFFERENZE: In ogni caso le diverse soluzioni adottate in novella e atto unico vanno tutte a vantaggio dell’effetto comico, con battute del tipo: notaio Mi provai a rimettere la pace…signora contento Prova oggi, prova domani…
In maniera che la figura buffa e grottesca di Bellavita, all’inizio presentata come quella di un debole subalterno che nella sua ingenuità pensa di poter tranquillamente continuare gli amichevoli rapporti instaurati con l’amante della moglie (anche ora che la donna non c’è più) si trasforma sul finale in un vendicatore intelligente anche se sempre in linea con la sua natura debole.
In ogni modo assistiamo alla messa in crisi delle classiche categorie sociali (contro le quali oltranzisticamente Pirandello sembra combattere in tutti i suoi scritti, dimostrandone il ridicolo): l’opinione pubblica proietta sul marito tradito quel senso di ridicolo e commiserazione che Bellavita toglie come un vestito che addosso all’amante calza molto meglio.

TITOLO: Cambia dalla novella all’atto unico, condizionato anche lui dalle esigenze di carattere teatrale. L’ombra del rimorso inquadra quello che è il motivo cardine di tutta  l’azione, sia scenica che narrativa e viene anche ripreso narrativamente nei due scritti. Quindi utilizzato nei due sensi di ombra come velo perturbante ma anche di persecuzione, perfetta sintesi, quindi, della persecuzione costante che assilla la serenità colpevole, in questo caso di Denora.
Ma si tratta di un titolo che lascerebbe facilmente pensare ad un testo di cupe passioni. Motivo per cui Pirandello ha preferito sostituirlo con il simpatico e stimolante soprannome del protagonista Bellavita. Soprannome che, inoltre, mentre è presentato nella novella senza alcuna spiegazione e quasi come il nome proprio per personaggio, nella commedia è appunto spiegato come si tratti proprio di un soprannome, affibbiato al protagonista dai commenti dei  malevoli che all’osservazione del suo improvviso benessere erano soliti commentare Eh, bella vita!

lunedì 14 gennaio 2013

Ancora sul saggio breve

Una videolezione utile

evidenzia e clicca col  tasto destro, avrai la possibilità di andare subito alla pagina indicata.

http://youtu.be/zqlODuYMTyg

sabato 15 dicembre 2012

Saggio breve: errori da evitare


ERRORI DA EVITARE

Impostazione grafica
1.   AMBITO-ARGOMENTO-TITOLO-DESTINAZIONE EDITORIALE
Citazioni e titoli
1.  Tra “ “ (virgolette alte) i titoli; tra virgolette basse «…» le frasi o i periodi (più frasi) tratti dai documenti.
2.  Le citazioni sono testuali se ricopiate così come sono scritte nel documento o parafrasate o sintetizzate  , se liberamente riportate.
3.  N.B. Le citazioni testuali devono essere fedeli al testo originario, quelle parafrasate  o sintetiche no. Se cito direttamente, in sostanza, uso le virgolette basse, se cito liberamente, riporto il pensiero di qualcun altro e non devo inserire le virgolette (discorso indiretto).
4.  Le citazioni non devono essere presentate sotto forma di elenco, né devono essere slegate tra di loro. Esse andranno inserite in un discorso coerente e coeso e la loro funzione sarà quella di sostenere, supportare, dare validità al discorso che vado intessendo.
5.  Ricorda che la caratteristica peculiare del saggio breve, quella che lo distingue da altre tipologie testuali è la presenza dei documenti.
6.  Fai molta attenzione quando citi le fonti; le indicazioni bibliografiche (autore, titolo, casa editrice e anno di pubblicazione) devono essere corrette e complete.
7.  Se gli autori sono due, vanno riportati entrambi.
8.  Per citarle, utilizza espressioni del tipo “Come si legge in “titolo”, di autore (indicazione bibliografica)
Es. come si legge in “Io e te”, di N. Ammanniti (Garzanti, 2008); come afferma, come si evince, come si deduce, secondo quanto dice, afferma, sostiene, dichiara, ecc.
Dossier
1.   Il dossier scelto dovrà essere studiato e schedato, ma soprattutto utilizzato. Non posso non citarlo. Se ho altre informazioni e devo averle (ricorda che la scelta dell’ambito dovrà essere guidata dalla conoscenza che hai del settore), queste andranno ad arricchire il ragionamento che sto argomentando con il supporto dei documenti che mi sono stati forniti ( nel saggio si valuta anche la capacità di comprendere e interpretare i testi forniti)
2.  I documenti forniscono le argomentazioni a favore della tesi ; le argomentazione dovranno essere in numero sufficiente per definire la tesi e dovranno essere collegate tra di loro tramite connettivi appropriati (congiunzioni). Insomma, si tratta  di sostenere un ragionamento.
Dizionario Treccani
ragionaménto s. m. [der. di ragionare]. – 

1. ant. o tosc. Discorso, conversazione
2. Ogni procedimento argomentativo, di qualsiasi forma, per il quale si deduca, dimostri o sostenga qualcosa partendo da un dato complesso di nozioni e di elementi. Nella logica, ogni processo discorsivo della mente che, muovendo da determinate premesse, perviene a una conclusione: r. deduttivo, se procede dall’universale o dal generale al particolare; r. induttivo, se procede dal particolare al generale o all’universale. 


Punto di vista (tesi) e argomentazioni

1.  Non sconfinare nel testo argomentativo! Ricorda che il saggio breve è un testo informativo-argomentativo, perciò deve sostenere la tesi principale” in modo sostanzioso”.
2.  Fate attenzione alla coerenza del discorso; il ragionamento dovrà essere chiaro e convincente.
Uso dei verbi

1.  Devi usare la terza persona. Ricorda che il saggio breve è un testo informativo-argomentativo.

Revisione linguistica
1.  Controlla gli errori.  Elisioni o troncamenti? Indicativo o congiuntivo? 1° persona o terza persona? Presente o passato?(qualcun altro o qualcun' altro? Un’amica o un amica? I studi o gli studi? Indicativo o congiuntivo? Tizio sostenne o ha sostenuto o sostiene Ecc.)

mercoledì 12 dicembre 2012

Saggio Breve

 Il saggio breve

http://annamaria75.altervista.org/Documenti/Saggio-breve-istruzioni.pdf

Un link utile in cui sono riportati i passaggi fondamentali e una proposta di saggio breve con relativo dossier.
Seguite i consigli e cimentatevi. S'impara  facendo!!!



Ambito socio-economico
Argomento: Musica per tutti, tra arte e industria

Consegna: dopo le vacanze

Scrivere una didascalia

Cari ragazzi, ho trovato una articolo UTILE  sulla DIDASCALIA.
Che cos'è, come si scrive, perché si scrive e quali errori si devono evitare. 
Dopo aver letto con attenzione,  scrivete la vostra didascalia.

 I nostri articoli 
     Comunicazione Editoriale 


Editing II: Come si scrivono le didascalie
Nel lavoro di redazione la scrittura delle didascalie ricopre notevole importanza perché, dopo i titoli, sono le parti più lette. 

Prima della didascalia viene la foto
. Si tratta di un primato logico e di comunicazione. La foto si vede prima e cattura l’attenzione più delle parole. Ecco perché ogni discorso sulle didascalie ha senso solo dopo aver esaminato (e scelto) le immagini. Se queste ultime sono deboli, mal tagliate e mal impaginate, banali, anche le didascalie, per quanto ben scritte, avranno i loro problemi.

Le immagini sono portatrici di dinamicità ed emozioni, raccontano storie, qualche volta in modo memorabile. Foto e disegni possono anche essere elementi puramente decorativi, estetici, e in questo caso potrebbero presentarsi anche senza la didascalia perché ogni commento sarebbe di troppo. In questi casi è come se l’immagine fosse un’isola, un’emergenza dal mare, senza espliciti “ponti” di testo che la colleghi all’ articolo. Quando l’immagine abbia invece un contenuto informativo specifico la didascalia è importante . Il suo compito è di completare, esaltare – a volte svelare – il messaggio già contenuto nella foto o nel disegno. 

Scrivere didascalie è un po’ come scrivere per i non-lettori, ossia per coloro che “guardano” o “sfogliano” il giornale. Per questa ragione la sintesi è ancora più importante del solito: l’obiettivo da perseguire è di trasferire il massimo del contenuto con il minor numero di parole possibili.

Le didascalie migliori nascono da una ricerca da parte del redattore che non si limita a riproporre contenuti già presenti nell’articolo, ma aggiunge informazione partendo dall’immagine. Così facendo la qualità giornalistica del prodotto finale è più alta. Un buon esempio di questo trattamento del testo e delle immagini-corredate da didascalie è la rivista National Geographic, nella quale lo scrittore e il fotografo raccontano “a due mani” la loro versione di un’unica storia/luogo. 

L’errore più frequente nello scrivere una didascalia (vedi elenco completo a fine articolo) è quello di sprecare spazio prezioso per scrivere ovvietà. Che quello sia Silvio Berlusconi, lo sanno tutti, che stia stringendo la mano ad un signore, lo si vede. Ecco perché vale la pena scrivere altro, per esempio chi è l’uomo sconosciuto, perché è lì - ossia dove, se non si capisce già dalla foto - e a quando risale la foto. Insomma la didascalia è un’occasione per dire di più, non per ripetere. 

I 7 errori più comuni

1. Dichiarare l’ovvio. Descrivere ciò che si vede nella foto e che è evidente a chiunque la guardi è infatti inutile e noioso.

2. Scrivere in didascaliese. Nella foto a destra si vede …. In quella a sinistra …. Si tratta di una sottospecie dell’errore precedente: le didascalie servono per dare informazioni sulle foto, tutti lo sanno, è inutile ribadirlo. 

3. Omettere dati significativi o di contesto che permettano di interpretare l’immagine

4. Essere generici. In una buona didascalia, secondo la scuola americana, si dovrebbe citare il nome del cane, la marca della birra e l’anno di fabbricazione dell’automobile.

5. Essere prolissi. La sintesi è in generale una qualità della buona scrittura, ancor di più nelle didascalie.

6. Cambiare stile da una didascalia all’altra. “Da sinistra a destra, dall’alto al basso … “ sono indicazioni che appesantiscono la didascalia e che possono essere omesse se si ha fiducia nell’intuito del lettore (chi userebbe infatti un altro ordine per elencare nomi?). Ma se si decide di dare questo tipo di indicazioni è opportuno farlo sempre all’interno dello stesso articolo.

7. Sbagliare i nomi. Se capita in una didascalia è più grave. Per evitare errori vale la pena copiare e incollare dal corpo testo…

Dante Alighieri : lezione del giorno 12/12/2012


Guido i' vorrei che tu Lapo ed io"p. 183

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio.

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i' credo che saremmo noi.
COMPRENSIONE
Guido, io vorrei che tu, Lapo e io fossimo rapiti per magia e messi su una nave che navigasse per ogni mare, spinta dal nostro comune sentire, in modo che né tempesta né altro tempo cattivo ci potesse ostacolare , anzi, vivendo accomunati dalla stessa volontà, il desiderio di stare insieme potesse crescere sempre di più. Vorrei poi che il potentissimo mago mettesse sulla stessa nave le nostre donne, Vanna, Lagia e quella che occupa il trentesimo posto (non è Beatrice che nel catalogo delle sessanta donne più belle di Firenze scritto da Dante e ora perduto,  occupava il nono posto). Sulla barca vorrei parlare sempre dell’amore e vorrei che ciascuna delle nostre donne fosse contenta, così come , credo, lo saremmo noi.

ANALISI METRICA E STILISTICA
Questo sonetto fu scritto da Dante durante il suo periodo giovanile e fa parte della raccolta “Rime” composta successivamente alla “Vita Nova”. 
SONETTO DI ENDECASILLABI
ABBA ABBA  -RIME INCROCIATE
CDE   EDC –RIME  INVERTITE

Dante si ispira al modello letterario del plazer provenzale, a cui mescola suggestioni tratte dal ciclo arturiano. Il mago incantatore, infatti, è Merlino, possessore di una nave mossa dal pensiero di chi la guidava.
Il lessico è semplice e non presenta suoni aspri . La sintassi è lineare. La musicalità della composizione è ricercata attraverso numerose allitterazioni (“o” 1 v.), anafore (monna ripetuto al v. 9).
Il ritmo è lento e questa particolare lentezza è dovuta alla pausa della virgola già al primo verso, dal susseguirsi di parole brevi e da una ripetizione del polisindeto come nel primo verso: “tu e Lapo ed io”.
ANALISI TEMATICA
Dal punto  di vista tematico il sonetto celebra, nelle quartine,  il valore dell’amicizia , intesa soprattutto come comunanza di ideali e , nelle terzine, il ragionar d’amore con chiaro riferimento alla poesia amorosa stilnovista. L’atmosfera è quella tipica del sogno e a crearla contribuiscono l’”incantamento”, il “buono incantatore” e quel “sempre” finale che avvolge l’occasione in una dimensione senza tempo.

APPROFONDIMENTO
Il componimento è dedicato a Guido Cavalcanti e a Lapo Gianni, due poeti stilnovisti molto cari  all’autore. Lo Stilnovismo si configurò, infatti, come un vero e proprio sodalizio tra persone che condividevano gli stessi valori: la nobiltà intesa come gentilezza d’animo e non di sangue, l’amore come esperienza di purificazione e la visone della donna come donna-angelo, essere soprannaturale, intermediario tra Dio e l’uomo. La poesia stilnovista  che nella canzone di Guinizzelli Al cor gentil rempaira sempre amore trovò il suo manifesto, era espressione di una mutata concezione sociale avvenuta nel Basso Medioevo. Venuta meno la funzione della nobiltà, la nuova classe dei borghesi proponeva altri modelli e altri valori sia nel campo politico – vedi la nascita dei Comuni- sia nel campo culturale.

L’ALTRA DONNA: PETRA


Petra è un’altra donna di Dante, certamente meno conosciuta rispetto a Beatrice. A lei sono dedicate alcune poesie , CONOSCIUTE COME RIME PETROSE della raccolta Rime. È UNA DONNA CHE SI COLLOCA ALL’OPPOSTO DELLA DONNA ANGELICATA.
Una delle canzoni più celebri è “Così nel mio parlar voglio esser aspro”. La forma è strettamente connessa al contenuto: alla donna insensibile e crudele si addice uno stile che non più essere dolce e diviene aspro.
Così nel mio parlar voglio esser aspro p. 185
com’è ne li atti questa bella petra,
la quale ognora impetra
maggior durezza e più natura cruda,
e veste sua persona d’un diaspro
tal, che per lui, o perch’ella s’arretra,
non esce di faretra
saetta che già mai la colga ignuda:
ed ella ancide, e non val ch’om si chiuda
né si dilunghi da’ colpi mortali,
che, com’avesser ali,
giuncono altrui e spezzan ciascun’arme;
sì ch’io non so da lei né posso atarme.


Prima stanza della canzone ( in tutto sei stanze di endecasillabi e settenari)

CONVIVIO
ENCICLOPEDIA DEL SAPERE MEDIEVALE .
Iniziata dopo l’esilio, l’opera è rimasta incompiuta. Il sapere medievale è esposto sotto forma di versi e prosa. Nonostante i temi siano di un certo livello e in quanto tali erano generalmente espressi in latino , Dante usa il volgare per comunicare a un pubblico più ampio.

LEGNO SANZA VELA E SANZA GOVERNO p.190

. Poi che fu piacere de li cittadini de la bellissima e famosissima figlia di Roma, Fiorenza, di gittarmi fuori del suo dolce seno6 – nel quale nato e nutrito fui in fino al colmo de la vita mia, e nel quale, con buona pace di quella, desidero con tutto lo cuore di riposare l’animo stancato e terminare lo tempo che m’è dato7–, per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato, mostrando contra mia voglia la piaga de la fortuna, che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata8.  Veramente io sono stato legno sanza vela e sanza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal vento secco che vapora la dolorosa povertade; e sono apparito a li occhi a molti che forseché per alcuna fama in altra forma m’aveano imaginato, nel conspetto de’ quali non solamente mia persona invilio, ma di minor pregio si fece ogni opera, sì già fatta, come quella che fosse a fare.

È l’inizio del Convivio; Dante parla di se stesso e della sua condizione di esule.


                  DE VULGARI ELOQUENTIAE

Opera incompiuta e iniziata dopo l’esilio. Tratta della lingua volgare in latino. L’autore delinea le varie parlate  locali e definisce il modello di volgare illustre. È anche una sorta di storia della letteratura, in quanto Dante ricorre a numerosi esempi tratti dalla Scuola poetica siciliana e dallo Stilnovismo.
La definizione del volgare illustre p. 202
  • Illustre perché illumina i dotti che lo adoperano e a sua volta è illuminato dalle loro opere (illustrare in latino significava anche "illuminare", "dare luce"), ma qui può anche voler dire "purificare" (da lustrum), insomma "illustre" perché raffinato dai rozzi vocaboli, accenti e costruzioni dei volgari municipali, nonché reso chiaro, perfetto e di urbana finezza.
  • Cardinale perché è il punto di riferimento di tutta la famiglia dei volgari italiani (come la porta gira intorno al cardine, così i volgari italiani girano intorno al volgare illustre); un volgare è "cardinale" anche quando a livello locale gli girano attorno le minori parlate locali, i volgari municipali.

  • Regale perché, se in Italia ci fosse una corte regale (detta in latino aula) esso sarebbe il volgare parlato nel Palazzo;

  • Curiale perché adatto all'uso di un'assemblea legislativa o senato o tribunale, quell'insieme di funzionari che lavorano sotto la guida di un Principe; curiale perché proprio della "curia" italiana, cioè di quella comunità spirituale e civile, politicamente dispersa nelle sue membra, ma idealmente unita per ingegno culturale; “curiale” anche in quanto norma e misura di ogni locuzione, quindi "razionale".