martedì 9 luglio 2013

Consigli pratici sull'elaborazione del saggio breve

COME  SVILUPPARE UN SAGGIO BREVE
(SUGGERIMENTI PRATICI A CURA DEL PROF.RE MASSIMILIANO DE SENA)

Il Saggio Breve è un testo scritto che consiste nella trattazione di una tematica riguardo alla quale si sia in possesso di una certa documentazione (dossier) e nei confronti della quale lo scrittore possa assumere una sua posizione (Tesi)

1)      Leggi attentamente la documentazione fornita e sottolinea le parti che ritieni importanti, salienti ai fini della tua tesi ( attraverso una lettura analitica puoi iniziare a farti un’idea su cosa scrivere)
2)      Riassumi o schematizza  ciascun documento
3)      In un primo momento, seleziona  solo quei documenti che vanno a sostegno della tua tesi (scrivili da una parte)
4)      Inizia la produzione del saggio breve o con una breve introduzione o “in medias res” ossia puoi entrare subito nel vivo delle argomentazioni
5)      Se non hai particolari idee, prendi in considerazione il punto di vista di uno dei documenti e fallo tuo
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Come citare le fonti?
-         citare sempre l’intera fonte ossia Autore, Titolo, Casa editrice, Anno di produzione
-         chiarire sempre se si tratta di  “un articolo”,  di “un libro”,  di “un quadro” etc
-         Il titolo va tra virgolette alte
-         Di una fonte si può riportare una breve citazione, inserita tra virgolette basse
-         Si può introdurre la fonte con espressioni del tipo: “come sostiene”, “come afferma”, come citato nel… (chiaramente solo se riporta qualche frase di un libro, di un articolo)- oppure:  “nell’articolo, nel libro di …si sostiene che, si afferma che., si evince che, emerge che…
-         Non scrivere mai: nel documento n° 1---nel documento n° 2

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6)      Dopo aver preso in considerazione una fonte e ciò che riporta, elabora un commento su ciò che sostiene la fonte stessa
7)      Non perdere mai di vista la tua tesi, la  tua posizione su un argomento: dovrai insistere  sulla tua tesi, argomentando e prendendo in considerazione le fonti, con lo scopo di convince il lettore della tua posizione. Chiediti sempre: “sto convincendo il lettore?” “E’ forte la mia posizione?”
8)      La tua tesi dovrà essere sostenuta da almeno 3 o più argomentazioni, riflessioni
9)      Puoi (se lo ritieni opportuno) prendere in considerazione le fonti che sono contrarie alla tua tesi e Confutarle ossia devi cercare di dimostrare l’infondatezza di ciò che la fonte stessa afferma. (Confutazione)
10)  Usa sempre la forma impersonale: “si può sostenere che”…si può dedurre che..”si può evidenziare che…etc – questo perché l’emittente non deve mai emergere un ruolo predominante, determinante, assoluto (il forte soggettivismo) che potrebbe suscitare negative reazioni di chi legge , offendere la suscettibilità del lettore, che può pensarla in modo diverso
11)  Importantissimo è l’uso dei connettivi, ossia  congiunzioni , avverbi o locuzioni avverbiali che legano le frasi

Avverbi, come così, allora, successivamente, inoltre, cioè.

- Congiunzione semplici o composte, come ma, perciò, infatti, dunque, però, ciononostante.

- Espressioni di più parole, come da un diverso punto di vista, in pratica, d'altra parte, in altri termini, e anche intere frasi come, riprendendo la domanda posta all'inizio, come si è detto poc'anzi, per dirla in breve.

- Si segnala una certa funzione logica che il pezzo in cui si trova il connettivo svolge rispetto all'altro pezzo: introdotta ad esempio da infatti, perciò, dunque

- Si segnala una aggiunta o una continuazione di tipo generico: introdotta da inoltre, ancora, comunque...

- Si indica la posizione che un pezzo occupa nell'ordinamento dei contenuti del testo: in primo/secondo luogo, anzitutto...

- Si richiama ciò che è detto o sarà detto in un altra parte del testo: come prima, come sopra, più avanti, in seguito...

10 )  Elabora una breve conclusione che racchiuda in sintesi la tua tesi

11)   Al termine dell’elaborato  indicare la Destinazione Editoriale:

- rivista specialistica
- giornalino scolastico
- rassegna di argomento culturale
- rivista di moda, sportiva
- altro

12)  Dai un titolo al tuo saggio: il titolo deve essere originale e possibilmente pensato con la tecnica della “Nominalizzazione” ossia senza il verbo principale …esempio  “ il cellulare: usi e abusi” e deve soprattutto rispecchiare il contenuto del tuo saggio .

13) Il registro linguistico da utilizzare dipende dal tipo di destinazione editoriale: se la destinazione è il “ giornalino scolastico” il lessico non sarà specialistico bensì semplice, se invece si tratta di una “rivista specialistica” lo studente dovrà possedere la grande abilità di maneggiare con sicurezza un lessico specialistico disciplinare.






martedì 7 maggio 2013

Per ripassare

Preparati per la verifica di storia, rispondendo alle seguenti domande.



  1.  Per quale motivo il Palatino fu scelto come primo nucleo della città di Roma?
  2. Qual era la funzione della Cloaca Massima?
  3. Quali furono le opere pubbliche più importanti del periodo monarchico?
  4. Quando avvenne e perché il passaggio dalla monarchia alla repubblica?
  5. Con quali conquiste i plebei ottennero la parificazione dei propri diritti?
  6. Che cos' era il cursus honorum?
  7. Descrivi la condizione della donna romana
  8. Quali regioni attuali comprendeva il Sannio?
  9. Quali furono i motivi principali della lunga durata delle guerre sannitiche?
  10. Quale scopo ebbero le guerre tarentine?
  11. Quali furono i mezzi utilizzati per gestire l'ager publicus?
  12. In che cosa consisteva il principio del divide et impera?
  13. Qual era la differenza tra municipi, prefetture, e città federate?
  14. Che cos'era  la centuriazione?
  15. Perché le strade romane hanno avuto così lunga vita? 

sabato 20 aprile 2013

Una domenica a Ostia antica


Se siete alla ricerca di emozioni e pensate che esistano luoghi e modalità diverse, l’UNITRÈ di Vicovaro ha l’onore di suggerirvi un luogo, non molto lontano dai vostri abitati, comodamente raggiungibile, una meta indimenticabile, soprattutto se avrete la fortuna di essere introdotti nei segreti della sua storia dalla sapienza affabile della professoressa Sonia Gallico, architetto e storica dell’arte già nota ai nostri soci per le sue lezioni.
Una domenica qualsiasi, come quella del 14/04/2013, è una scommessa già vinta, potrà trasformarsi in una giornata superba, tra orecchi attenti, occhi beati e piedi calcanti i lastroni di un antico decumano, quello di Ostia antica. Una molteplicità di piedi, visto che un gruppo di oltre quaranta persone si è ritrovato all’ingresso di uno dei siti archeologici più importanti d’Italia, per una lezione di storia dell’arte all’aperto.
C’è da stupirsi ad ogni passo, camminando tra necropoli, insulae, terme, mitrei mosaici e colonne…C’è da rimanere senza fiato nell’ammirare il paesaggio di rovine immerso in una vegetazione rigogliosa ma curata, in cui i pini la fanno da padroni.Non era così l’aspetto urbanistico della città portuale, ha precisato più volte la professoressa. La vegetazione, infatti, fu introdotta a partire dagli anni ’40 e col tempo, divenendo invasiva, ha profondamente modificato l’aspetto di Ostia. Per avere un’idea complessiva dell’abitato, immaginate un insieme di case alte anche tre o quattro piani, edifici pubblici e strade strette, fittamente distribuite lungo gli assi viari principali e potrete facilmente intuire quanto poco spazio fosse lasciato alla vegetazione, continua la studiosa. Certo il tempo ha introdotto trasformazioni ben più profonde: il Tevere si è “allontanato” a seguito di una alluvione risalente al 1557 e la linea di costa è arretrata di circa 4 Km, per l’avanzata della terraferma dovuta ai detriti lasciati dal fiume negli ultimi 2000 anni.
Ma procediamo ab urbis origine.
I primi resti risalgono al IV secolo, epoca di fondazione del castrum; secondo alcune fonti la città è più antica e risalirebbe al VII secolo, al regno di Anco Marcio, quarto re di Roma, ma non esistono fonti materiali che ne attestino la veridicità. Forse la ripresa degli scavi (c’è ancora molto lavoro da fare, precisa Sonia Gallico. Tutta l’area antistante l’aeroporto di Fiumicino attende di essere scavata, mentre a breve inizieranno gli scavi presso l’Isola Sacra, isola artificiale voluta dall’imperatore Traiano come punto di collegamento tra il Tevere e il mare). La scelta del sito fu determinata dalla presenza delle saline. Il sale, attraverso il Tevere, giungeva a Roma e da qui veniva avviato verso le zone interne, lungo l’asse viario che ancora oggi porta il nome di via Salaria. Intorno al 70/80 a.C furono realizzate le mura perimetrali , intervallate da tre porte, Porta Romana, Laurentina e Marina, fuori delle quali trovavano collocazione le necropoli.
La prima tappa della nostra visita è proprio la necropoli che precedeva la Porta Romana. I riti funebri erano molto importanti; si praticavano sia l’inumazione in sarcofagi o a terra , sia la cremazione. La Tomba degli archetti , così chiamata per la presenza, sul recinto, di cinque arcate decorate con raggi e teschi , ospita al suo interno delle nicchie per le urne cinerarie. Sull’architrave della porta di ingresso, un acronimo ammonisce: HOC MONUMENTUM HEREDEM NON SEQUETUR (H.M.H.N.S.) La tomba diventava un bene indisponibile anche per l'erede, che pertanto non poteva disporne a suo piacimento.
Ostia antica è una scuola a cielo aperto, ha affermato la professoressa; chiunque voglia studiare le tecniche costruttive romane (opus quadratum, incertum, reticulatum, testaceum, mixtum) o apprendere le pratiche di restauro adottate nel corso della storia, potrà farlo qui.
Ma Osta antica è anche la città dei restauri ben fatti e delle ricostruzioni arbitrarie. Tra i falsi più eclatanti c’è il Teatro, la cui costruzione non è originaria ma risale ad un’operazione complessa, nella quale confluirono anche considerazioni di altro genere.
Siamo tutti seduti sui gradini della cavea; il sole è alto nel cielo e si fa sentire; qualcuno vorrebbe fare una pausa per una caffè, ma le parole della Gallico ci scuotono e ci inchiodano: vogliamo sapere e capire. Iniziano le prime domande; lo stesso Presidente, Costantino Centroni, voce autorevole in qualità di Sovrintendente alle Belle arti, viene invitato ad esprimersi circa l’orientamento della Sovrintendenza sul carattere dei restauri: conservativi o ricostruttivi?
In sostanza la “faccenda “ è questa: il Teatro è un falso. Le arcate esterne, infatti, risalgono agli anni ’30 (le volte sono in cemento armato!) e la cavea fu progettata nel 1926. Se l’impresa ebbe un protagonista principale, questi fu certamente Guido Calza, archeologo di grande fama, il quale fece realizzare la gradinata nel giro di un anno, utilizzando materiale in pietra proveniente dalla città etrusca di Veio. L’intervento ricostruttivo, che peraltro si richiamava a illustri precedenti ( già dalla fine dell’Ottocento un altro archeologo , Rodolfo Lanciani, aveva ipotizzato l’esistenza del teatro e iniziato gli scavi in quel punto) era parte di un’operazione socio-politica voluta dall’alto che intendeva fare di Ostia antica un luogo di svago e di cultura, promuovendo il teatro classico, soprattutto in vista dell’Expo del 1942. Quanto poi, la retorica fascista di quegli anni, nutrita di classicismo e di romanità, abbia sostenuto l’intervento, possiamo immaginarlo agevolmente.
I tasselli ricompongono il contesto e c’è anche luogo per la comprensione, ma tutti riteniamo che per interventi ricostruttivi di tali dimensioni, la segnaletica dovrebbe farne menzione.
Ostia antica non finisce di stupirci. Una galleria di edera e altri arbusti ci introduce nella cosiddetta Horrea di Ortensio; si tratta di un luogo un tempo ospitante i magazzini della città portuale, oggi completamento invaso dalla vegetazione, sulla quale si ergono, svettanti verso l’alto, colonne in tufo e travertino di ordine tuscanico. Alla funzione commerciale di Ostia, sono strettamente legate anche le botteghe delle corporazioni nel piazzale omonimo, il cui pavimento mostra dei mosaici ancora in buono stato, riproducenti disegni e scritture relative ai mestieri e alle provenienze. Città multietnica, sottolinea qualcuno, con presenze e testimonianze da tutte le regioni del mondo allora conosciuto; addirittura elefanti, figure di elegante fattura che sono ancora lì a testimoniare i contatti con i mercanti indiani. Forte anche la presenza di una comunità ebraica (sembra che qui sia stata realizzata nel II sec.a.C. la prima sinagoga europea), nonché di comunità orientali, come testimoniano i mitrei, luoghi sacri, di origine persiana.
Ne visitiamo due :il Mitreo della Casa di Diana e il Mitreo delle Terme di Mitra. A Ostia Antica se ne contano circa quindici, accanto ad altri edifici dedicati alle divinità tradizionali (Triade capitolina) o alle basiliche paleocristiane. Il primo risalente al III secolo, è ricavato nel luogo più buio della casa. I mitrei, in genere, occupavano una grotta o una cavità naturale e anche quando non erano situati in luoghi sotterranei, erano tenebrosi e privi di finestre. Lo spazio a forma di rettangolo ospitava ai lati due panchine per il banchetto rituale, mentre la statua del dio Mitra trovava posto sul fondo, all’interno di una nicchia. Di dimensioni modeste, i tempietti spesso sorgevano vicino all’acqua, elemento importante nel rito della purificazione. Il secondo mitreo si trova nei sotterranei di un complesso termale; sul fondo è ancora visibile la statua in marmo del dio Mitra, illuminato dalla luce proveniente da un lucernaio superiore.
Quanta differenza rispetto alla maestosità del Capitolium, distante da qui appena cinque minuti di cammino!
È arrivato il momento di fare la pausa che è stata rimandata; qualcuno è stanco e ha bisogno di ristorarsi. Dietro la professoressa, procediamo a rilento, ma il ritmo dei nostri passi non è solo cadenzato dal caldo. Non possiamo fare a meno di guardare gli edifici che si estendono davanti ai nostri occhi. Qualche sguardo più attento coglie altri particolari: frontoni, timpani, colonne giganti, forse portate qui da Ercole in persona.
Ogni angolo scopre un particolare, ogni rovina trasuda un racconto di parole antiche. L’edera avvolge in un abbraccio di delicatezza decisa archi miracolosamente in piedi. Nell’aria un effluvio di brezza marina annuncia che l’estate è alle porte.
E allora pensiamo che non basterebbe un intero giorno, un’intera settimana per scoprire la città millenaria.
La nostra passeggiata al sito archeologico di Ostia Antica termina con un pranzo a base di pesce al ristorante “Lo sbarco di Enea”.


Articolo a cura di: Margherita Crielesi

sabato 6 aprile 2013

Risorse e bisogni dell'ager publicus romanus

Asse storico-sociale classi 1A e 1F (II Quadrimestre)

RISORSE E BISOGNI DELL’AGER PUBLICUS ROMANUS 






Tappe del percorso 

  1. Definizione di ager publicus 
  2. Riproduzione carta p. 196 comprensiva di legenda
  3. Primi insediamenti pp. 194 e 197 (scelta del sito)
  4. Le Sabine, eroine di pace (lettura); p. 197
  5. La Cloaca Massima (breve ricerca corredata da immagini)
  6. Mura serviane (breve ricerca corredata da immagini)
  7. Lotte tra patrizi e plebei per l'assegnazione dell' ager publicus
  8. A ferro e fuoco : invasione dei Galli, p.231
  9. L'ager si ingrandisce ( guerre di conquista)
  10. Organizzazione del territorio p. 237
  11. Tecnologia  e vita quotidiana,  p. 240
  12. Il dominio di Roma sul Mediterraneo, p. 256
  13. La  Domus romana, p. 264
  

2.  
Nicolas Poussin, Il ratto delle Sabine, c. 1637-1638, Museo del Louvre, Parigi
Cloaca Massima
Resti di capanne sul Palatino 

4.     
5.     
Domus romana 
6.      


Boccaccio


DANTE, PETRARCA, BOCCACCIO E ALTRI
(GIORGIO VASARI, 1544)

DANTE
PETRARCA
BOCCACCIO
1265-1321
1304-1374
1313-1375

GIOVANNI BOCCACCIO
Firenze o Certaldo?
Figlio illegittimo di un ricco mercante. Molto importante per la sua formazione fu il soggiorno napoletano dove aiuta il padre al banco. (14 anni). Non ha nessun interesse per il mondo mercantile, così comincia ad occuparsi di letteratura presso la corte di Roberto D’Angiò, sovrano di vasta cultura. Frequenta la biblioteca imperiale e compie studi da autodidatta, sorretto da un grande entusiasmo. Studia i classici, la tradizione cortese e stilnovista. Scrive sia in latino che in volgare. Si innamora della figlia di Roberto D’Angiò a cui dedica poesie di lode sotto il nome di Fiammetta. (ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA)
Nell’inverno del 1340-41 rientra a Firenze; nel 1348 scoppia la peste , muoiono il padre e la madre. Nel 1349 inizia il suo capolavoro il DECAMERON : il pubblico non è più quello elegante e raffinato della corte angioina, ma quello di una cittadina borghese che ha già conosciuto grandi scrittori. Conosce Petrarca con cui allaccerà rapporti di profonda amicizia umana e culturale, come testimoniato dalle loro lettere. Ha una grande ammirazione per Dante (TRATTATELLO IN LAUDE DI DANTE) di cui leggerà pubblicamente la DIVINA COMMEDIA su incarico del Comune fiorentino. UN evento negativo segnerà la sua vita, determinando un profondo cambiamento.

Approfondimento 
Roberto D’Angiò re di Napoli dal 1309 al 1343.
Roberto si dedicò ad un’intensa attività volta a stabilizzare il regno, e realizzò anche importanti opere, come l’ampliamento dei porti. Con lui il Regno, prostrato da lunghi decenni di guerre contro l’altro Regno di Sicilia, aveva guadagnato in prestigio, ed il re stesso fu detto “il Saggio” o il “Pacificatore dell’Italia”. Petrarca e Boccaccio lo ammirarono per la sua dottrina, mentre Dante lo definì “re da sermone”, disprezzandolo per la politica anti-imperiale.
Roberto, restituita al suo regno la stabilità politica, favorì l’arte e la cultura, e lasciò monumenti che avrebbero vinto la sfida con il tempo, come il complesso del Monastero di Santa Chiara in Napoli, che ancora oggi è uno dei posti più belli, suggestivi, ricchi di storia, della città nonostante il bombardamento americano della II guerra mondiale. A  Napoli vissero Petrarca e Boccaccio, lavorarono Simone Martini e quando era al massimo della sua fama, ricco e conteso, Giotto.



IL DECAMERON


Nel 1370  Boccaccio trascriverà l’opera in un codice autografo: ha 57 anni e non gode di buona salute.


CRITICA LETTERARIA

vNASCE IL ROMANZO MODERNO
vSCOPO EDONISTICO E UTILITARIO
vTEMI BORGHESI E CORTESI (LE DUE ESPERIENZE DI VITA DELL’AUTORE)
vLA PAROLA DECAMERON SIGNIFICA 10 GIORNATE E DERIVA DAL GRECO (GRANDE INTERESSE DI BOCCACCIO PER QUESTA LINGUA, CHE SU SUO INTERESSAMENTO, VERRA’ INSEGNATA A FIRENZE PER LA PRIMA VOLTA)
vNEL PROEMIO L’AUTORE AFFERMA DI AVER SCRITTO L’OPERA PER CONSOLARE LE DONNE CHE SOFFRONO PER AMORE.
vSTRUTTURA:  PROEMIO, 10 CAPITOLI (UNO PER CIASCUNA GIORNATA) PRECEDUTI DA UNA RUBRICA CHE SINTETIZZA IL CONTENUTO E UN’INTRODUZIONE.  ANCHE LE NOVELLE SONO INTRODOTTE DA UNA RUBRICA. ALLA FINE TROVIAMO LE CONCLUSIONI DELL’AUTORE . PROEMIO, RUBRICHE, INTRODUZIONI E CONCLUSIONI COSTITUISCONO LA CORNICE DELL’OPERA.
vSTRUTTURA A INCASTRO: LA CORNICE E’ RACCONTATA DALL’AUTORE; LE NOVELLE SONO RACCONTATE DAI 10 GIOVANI ; ALL’INTERNO DELLE NOVELLE CI SONO ALTRI PERSONAGGI CHE PARLANO E RACCONTANO;


INIZIO
IN UN MATTINO DEL 1348 10 GIOVANI (SETTE FANCIULLE E TRE FANCIULLI) APPARTENENTI  ALL’ALTA BORGHESIA FIORENTINA SI INCONTRANO PER CASO NELLA CHIESA DI SANTA MARIA NOVELLA , DOVE DECIDONO CHE PER SFUGGIRE ALLA PESTE, SI RITIRERANNO IN CAMPAGNA , SULLE COLLINE FIORENTINE.
I NOMI DEI PERSONAGGI HANNO TUTTI UN SIGNIFICATO CHE RINVIA AL LORO CARATTERE. LA PIU’ SAGGIA DI TUTTI, QUELLA Più MATURA, SI CHIAMA PAMPINEA CHE INFATTI SIGNIFICA “RIGOGLIOSA”. E LEI A FARE LA PROPOSTA. RESTERANNO FUORI CITTA’, IN UN PALAZZO CIRCONDATO DA UN MAGNIFICO GIARDINO, PER DUE SETTIMANE.

INFLUENZA DELLA NOVELLISTICA ARABA
LE MILLE E UNA NOTTE
  1. SHAHRAZAD RACCONTA PER ALLONTARE LA MORTE
  2. RACCOLTA DI NOVELLE A CORNICE.

LA PROSA DEL DECAMERON
LO STILE E LA SINTASSI RISENTONO SIA DI MODELLI CLASSICI SIA DEL PARLATO, MA SOPRATTUTTO DEL CONTESTO.
NELLA CORNICE, NELLE NOVELLE TRAGICHE LO STILE E’ PIU’ ELEVATO, CON PERIODI AMPI, CARATTERIZZATI
DALL’IPOTASSI  ( SUCCESSIONE DI SUBORDINATE POSTE IN MODO GERARCHICO); NELLE NOVELLE D’AZIONE E DI BEFFA LO STILE SI FA PIU’ RAPIDO, CON FRASI  BREVI  (PARATASSI) E L’IMMISSIONE DI LESSICO PIU’ COLLOQUIALE E A VOLTE GERGALE O DIALETTALE .
DANTE E BOCCACCIO
IL DECAMERON E’ UNO DEI MASSIMI ESEMPI DI REALISMO MEDIEVALE , ACCOSTABILE ALLA COMMEDIA DANTESCA (PLURILINGUISMO E PLURISTILISMO) CON UNA DIFFERENZA. NELL’OPERA DI DANTE MEDIOEVO E ANTICHITA’ CONVIVONO , IN BOCCACCIO C’E’ LA PIENA CONSAPEVOLEZZA DELLA LORO DIVERSITA’.
IL REALISMO DI BOCCACCIO, INOLTRE, E’ EVIDENTE SOPRATTUTTO NEI RACCONTI COMICI.
IL PENSIERO DI BOCCACCIO
SECONDO BOCCACCIO, LA VITA DELL’UOMO E’ GOVERNATA DALLA FORTUNA E DALLA NATURA.LA PRIMA E’ VISTA COME L’IMPREVISTO CHE MUTA LE COSE IN SENSO POSITIVO O NEGATIVO (ANDREUCCIO DA PERUGIA) E DETERMINA L’APPARTENENZA SOCIALE DELL’INDIVIDUO. LA SECONDA INFLUISCE SUL CARATTERE. L’INGEGNO OSSIA L’INTELLIGENZA DEL SINGOLO CONSENTE DI CONTROLLARE LA FORTUNA E LA NATURA, ORIENTANDOLE VERSO IL BENE O VERSO IL MALE.IMPORTANTE VALORE PER L’UOMO, OLTRE ALL’INGEGNO E ALL’OPEROSITA’, E’ ANCHE L’ONESTA’ , INTESA COME DIGNITA’, SUPERIORITA’ MORALE E INTELLETTUALE.


domenica 24 febbraio 2013

Ho incontrato Erri De Luca


LA VOCE DI ERRI DE LUCA

Continuavo a leggere qualche giornaletto illustrato, ma di più i libri che mi riempivano il cranio e mi allargavano la fronte.
( Erri De Luca,  I pesci non chiudono gli occhi, Feltrinelli, p.22)

Il viaggio di Erri De Luca inizia dal lontano 1989, anno in cui pubblica il suo primo romanzo Non ora , non qui. Allora lo scrittore aveva 39 anni e lavorava in un cantiere edile, come operario.
Con la sua faccia di “vecchio bambino che sa depositare la parola nel cuore di chi legge”, si è presentato mercoledì 20 febbraio nella Sala teatro del Comune di Mandela per parlarci e ascoltarci, come solo lui sa fare. Un’occasione davvero unica; infatti tantissimi l’hanno colta. La sala era affollatissima e soprattutto brulicava di partecipazione e interesse, come è stato evidente dal quel rimbalzare, da un lato all’altro, del microfono senza fili che ha tracciato una fitta rete di “corrispondenze amorose”. Intanto la prima sinapsi ad entrare in funzione, è stata quella di Laura De Simone, segretaria dell’UNITRÈ, alla quale si deve l’incontro.
La scena: una quinta di teatro spoglia di arredi; eccezioni  un tavolo e una sedia; un microfono. Il sipario aperto, ma dello scrittore nessuna traccia. Al di sotto del palcoscenico, Erri De Luca, con la sua aria di uomo comune, rovescia immediatamente il punto di vista unidirezionale e passa la parola  al pubblico, che freme di domandare. E così, come durante gli inverni davanti al camino, il racconto dello scrittore si è dipanato simile ad un fiume che lentamente raggiunge la sua foce, formando , talvolta, gorghi che costringono ad arrestarsi.
Ogni lettore instaura tra sé e l’opera che sta leggendo un rapporto speciale, una sorta di attrito, riconoscendosi in essa, in quanto vi trova conferma di ciò che è o di quello che sta cercando, dice Erri. Ogni lettore di Erri, infatti, è costretto a fermarsi , non appena inciampa in uno dei gorghi della sua scrittura.
Che cos’ è per lei la scrittura? Ha chiesto qualcuno dal pubblico. È un residuo solido lasciato dal tempo, ha spiegato lo scrittore, avvalendosi di un’immagine che ha subito fatto comprendere il senso della sua affermazione. La scrittura è come quelle pozze marine prosciugate dal sole, nelle quali rimane visibile solo una crosta di sale. Ebbene, quel sale indurito, è la scrittura di Erri, che non inventa storie, perché non ha bisogno di farlo, potendo attingere nel pozzo della sua memoria. Così ogni fatto della propria vita, ogni persona cara hanno, grazie alla scrittura, la possibilità di rivivere e di farlo per sempre. Le sue storie esprimono il desiderio di riaffermare il passato, costringendolo a esserci una seconda volta: la scrittura diviene mezzo, e ciò ha del miracoloso, per tornare a essere da qualche parte, insieme a qualcuno. Non esistono “tempi supplementari”, non c’è un’altra vita dopo la morte, l’unica eternità è quella affidata alla pagina scritta. A ispirare lo scrittore, quindi, è il bisogno di raccontare la propria vita, soprattutto quella del suo passato, quando i racconti orali delle donne , in primis della madre, poi la stanza dei libri di suo padre hanno incoraggiato e avviato la sua attività di scrittore, iniziata con la produzione di favole sugli animali, sulla scia dell’entusiastica scoperta della favolistica latina. Ma per Erri c’è qualcosa di più. La scrittura e la lettura, infatti, diventano  strumenti per la vita, mezzi atti a svelare le insidie linguistiche di questi tempi ciarlatani, spacciatori di vocaboli falsi e produttori di parole prive di consistenza.
E siccome la lingua batte dove il dente duole, quale luogo è maggiormente deputato a guidare questa riscossa della parola,  se non la scuola? A che cosa, se non alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, spetta la riscoperta della responsabilità della parola? Più si legge, più si è padroni della propria lingua, questa è la sola e unica risposta ai precedenti interrogativi. Ed è la risposta di Erri De Luca.
Colpisce, perciò, che un uomo come lui, scrittore, saggista, poeta molto apprezzato, si schernisca con eccessiva modestia, di fronte a chi intravede nella sua parola scritta, un messaggio di verità. E questo perché lui stesso, in qualche modo lo ha autorizzato, definendo la verità come emozione improvvisa, anche se destinata a scomparire presto, travolta dall’ovvietà.
Sull’ovvietà delle sue parole, ci sarebbero molti dubbi, ma sull’emozione dei suoi gorghi linguistici, nessuno.

sabato 2 febbraio 2013

TI AMO ANCHE SE NON SO CHI SEI



ARTISTI PER LA DONAZIONE
 DEGLI ORGANI

http://youtu.be/1nClL1Nhej0


"Grégory, la voix d'un ange"


http://youtu.be/shQeIF_Wdv4






VEGLIA 


Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Cima Quattro il 23 dicembre 1915


Nel momento in cui la vita trema di fronte alla morte che minaccia di sopprimerla, l'attaccamento a essa , è l'inno alla vita che deve continuare.