mercoledì 18 settembre 2013

Dalla Repubblica all'Impero. La storia di Roma, caput mundi.

La fine della Repubblica romana

La storia di Roma abbraccia i secoli dall’VIII a.C. al V d.C.
Al 753 a.C. viene tradizionalmente fissata la data di fondazione e al 476 d.C. la data della caduta dell’Impero romano d’Occidente.
In questi secoli Roma ebbe tre forme di governo:

MONARCHIA
753-509 a.C.
MONOS=UNO SOLO
ARCHIA=POTERE
Forma di governo in cui il potere è nella mani di una sola persona, la cui carica non è elettiva.
REPUBBLICA
509-31 a. C.
RES= COSA
PUBLICA= COMUNE
Forma di governo in cui il potere è nelle mani di un capo e di un insieme di cittadini eletti direttamente( Presidente e Parlamento della Repubblica)
IMPERO
31-476
IMPERIUM= COMANDO
Forma di governo in cui il potere è nelle mani di un sovrano chiamato imperatore.
In latino il termine stava ad indicare il generale vittorioso.

Dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo nel 509, a Roma venne proclamata la Repubblica, i cui organi di governo più importanti erano:

CONSOLATO
2 MAGISTRATI CHIAMATI CONSOLI
IN CARICA 1 ANNO
POTERE ESECUTIVO E COMANDO DELL’ESERCITO
SENATO
300 MAGISTRATI
PATRIZI
CARICA A VITA
POTERE CONSULTIVO

COMIZI
ASSEMBLEE DEI PATRIZI E PLEBEI
SU BASE CENSITARIA
POTERE LEGISLATIVO, ELETTIVO E GIUDIZIARIO.
La società romana non si basava sull’uguaglianza; essendo  le magistrature gratuite, potevano essere avviati alla carriera politica solo i patrizi, la cui ricchezza era basata sulle terre e sugli schiavi.
Dopo le guerre italiche e puniche (III/II sec.) a Roma cominciarono ad affluire enormi quantità di ricchezze provenienti dai bottini di guerra e dalle tasse. Questo afflusso di ricchezze favorì la nascita di una terza classe non di nobili né di plebei, i CAVALIERI o ordine equestre, la cui ricchezza derivava dagli affari e dai commerci con le terre conquistate.
I cavalieri, però, erano esclusi dai diritti politici e a un certo punto cominciarono a reclamarli. Tali richieste furono appoggiate dal PARTITO POPOLARE formato da cavalieri e plebei, nemici dell’altro schieramento OTTIMATI , espressione dell’aristocrazia senatoria.
I POPOLARI volevano la distribuzione del grano, la distribuzione delle terre, la cittadinanza per gli Italici, gli OTTIMATI volevano mantenere i loro privilegi e difendere la società romana tradizionale.
Presto i due partiti entrarono in contrasto, scatenando una vera e propria guerra civile che finì col mettere in crisi la Repubblica.
Il primo colpo alla Repubblica fu dato dall’aristocratico Cornelio Silla, il quale, dopo aver sconfitto il popolare Mario si attribuì la magistratura di DITTATORE, assumendo un potere illimitato, eliminando gli avversari con le liste di proscrizione e rafforzando il potere del senato.
Non a caso Silla è stato considerato un precursore dell’impero.
Ma il partito popolare non era stato eliminato e riprese la sua battaglia. La sua forza si vide quando nel 70 riuscì a far eleggere due suoi uomini: Pompeo e Crasso come consoli. Il primo, abilissimo generale, fu a lungo corteggiato dal senato che lo voleva dalla sua parte. Altro uomo forte di questo momento era Caio Giulio Cesare, di cui Pompeo aveva sposato  la figlia Giulia. I tre, Pompeo, Crasso e Cesare, in un primo momento si accordarono per togliere il potere al senato, dando vita ad un accordo che viene ricordato come Primo triumvirato. Ma il legame tra i tre si spezzò, in particolare tra Cesare e Pompeo e la loro rivalità si accentuò soprattutto dopo la morte di Giulia e di Crasso. Pompeo e Cesare scatenarono una nuova guerra civile che vide contrapposti il partito dei cavalieri rappresentato da Cesare e il partito dei senatori-ottimati rappresentato da Pompeo. La guerra fu devastante e durò quattro anni. La seconda guerra civile si concluse con la vittoria di Cesare che con l’aiuto dei cavalieri e della plebe attuò un vasto programma di riforme, mal visto dai senatori. In particolare il senato vedeva in lui l’uomo che voleva instaurare un potere personale, in spregio alle libertà repubblicane. Fu ordita una congiura che portò all’uccisione di Cesare in senato, colpito da 23 pugnalate (Idi di Marzo, 44).
Cesare si era fregiato del titolo di dittatore a vita e di imperatore.
Dopo la sua morte, i suoi fedeli, tra cui il suo generale Marco Antonio e il pronipote-figlio adottivo Ottaviano , ne raccolsero l’eredità e soprattutto giurarono di vendicarne la morte inseguendo i cesaricidi (Bruto e Cassio), difensori della Repubblica. Seguirono proscrizioni ed eliminazioni e si giunse a dare vita ad un secondo triumvirato formato da Antonio, Ottaviano e Lepido. Ma ben presto tra  Antonio e Ottaviano, tra l’altro cognati, aveva sposato la sorella di Ottaviano, Ottavia, si giunse ben presto ad una rottura. Antonio, infatti si era innamorato di Cleopatra regina d’Egitto, già legata a Cesare, e voleva farne la sua sposa.
Ottaviano lo attaccò , dichiarandolo traditore e presso Azio inflisse una dura sconfitta alla sua flotta navale. Era il 31 a. C. Antonio e Cleopatra, per non cadere vittime del nemico che li incalzava, si diedero la morte con la spada il primo, con il morso di un aspide la seconda.
Rimasto padrone assoluto della scena romana, Ottaviano divenne princeps e il principato subentrò alla repubblica.
Una realtà vasta e diversificata come quella del territorio sottoposto al dominio di Roma non poteva più essere governata dalle magistrature repubblicane; occorreva un potere superiore, un capo unico.


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