sabato 6 aprile 2013

Boccaccio


DANTE, PETRARCA, BOCCACCIO E ALTRI
(GIORGIO VASARI, 1544)

DANTE
PETRARCA
BOCCACCIO
1265-1321
1304-1374
1313-1375

GIOVANNI BOCCACCIO
Firenze o Certaldo?
Figlio illegittimo di un ricco mercante. Molto importante per la sua formazione fu il soggiorno napoletano dove aiuta il padre al banco. (14 anni). Non ha nessun interesse per il mondo mercantile, così comincia ad occuparsi di letteratura presso la corte di Roberto D’Angiò, sovrano di vasta cultura. Frequenta la biblioteca imperiale e compie studi da autodidatta, sorretto da un grande entusiasmo. Studia i classici, la tradizione cortese e stilnovista. Scrive sia in latino che in volgare. Si innamora della figlia di Roberto D’Angiò a cui dedica poesie di lode sotto il nome di Fiammetta. (ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA)
Nell’inverno del 1340-41 rientra a Firenze; nel 1348 scoppia la peste , muoiono il padre e la madre. Nel 1349 inizia il suo capolavoro il DECAMERON : il pubblico non è più quello elegante e raffinato della corte angioina, ma quello di una cittadina borghese che ha già conosciuto grandi scrittori. Conosce Petrarca con cui allaccerà rapporti di profonda amicizia umana e culturale, come testimoniato dalle loro lettere. Ha una grande ammirazione per Dante (TRATTATELLO IN LAUDE DI DANTE) di cui leggerà pubblicamente la DIVINA COMMEDIA su incarico del Comune fiorentino. UN evento negativo segnerà la sua vita, determinando un profondo cambiamento.

Approfondimento 
Roberto D’Angiò re di Napoli dal 1309 al 1343.
Roberto si dedicò ad un’intensa attività volta a stabilizzare il regno, e realizzò anche importanti opere, come l’ampliamento dei porti. Con lui il Regno, prostrato da lunghi decenni di guerre contro l’altro Regno di Sicilia, aveva guadagnato in prestigio, ed il re stesso fu detto “il Saggio” o il “Pacificatore dell’Italia”. Petrarca e Boccaccio lo ammirarono per la sua dottrina, mentre Dante lo definì “re da sermone”, disprezzandolo per la politica anti-imperiale.
Roberto, restituita al suo regno la stabilità politica, favorì l’arte e la cultura, e lasciò monumenti che avrebbero vinto la sfida con il tempo, come il complesso del Monastero di Santa Chiara in Napoli, che ancora oggi è uno dei posti più belli, suggestivi, ricchi di storia, della città nonostante il bombardamento americano della II guerra mondiale. A  Napoli vissero Petrarca e Boccaccio, lavorarono Simone Martini e quando era al massimo della sua fama, ricco e conteso, Giotto.



IL DECAMERON


Nel 1370  Boccaccio trascriverà l’opera in un codice autografo: ha 57 anni e non gode di buona salute.


CRITICA LETTERARIA

vNASCE IL ROMANZO MODERNO
vSCOPO EDONISTICO E UTILITARIO
vTEMI BORGHESI E CORTESI (LE DUE ESPERIENZE DI VITA DELL’AUTORE)
vLA PAROLA DECAMERON SIGNIFICA 10 GIORNATE E DERIVA DAL GRECO (GRANDE INTERESSE DI BOCCACCIO PER QUESTA LINGUA, CHE SU SUO INTERESSAMENTO, VERRA’ INSEGNATA A FIRENZE PER LA PRIMA VOLTA)
vNEL PROEMIO L’AUTORE AFFERMA DI AVER SCRITTO L’OPERA PER CONSOLARE LE DONNE CHE SOFFRONO PER AMORE.
vSTRUTTURA:  PROEMIO, 10 CAPITOLI (UNO PER CIASCUNA GIORNATA) PRECEDUTI DA UNA RUBRICA CHE SINTETIZZA IL CONTENUTO E UN’INTRODUZIONE.  ANCHE LE NOVELLE SONO INTRODOTTE DA UNA RUBRICA. ALLA FINE TROVIAMO LE CONCLUSIONI DELL’AUTORE . PROEMIO, RUBRICHE, INTRODUZIONI E CONCLUSIONI COSTITUISCONO LA CORNICE DELL’OPERA.
vSTRUTTURA A INCASTRO: LA CORNICE E’ RACCONTATA DALL’AUTORE; LE NOVELLE SONO RACCONTATE DAI 10 GIOVANI ; ALL’INTERNO DELLE NOVELLE CI SONO ALTRI PERSONAGGI CHE PARLANO E RACCONTANO;


INIZIO
IN UN MATTINO DEL 1348 10 GIOVANI (SETTE FANCIULLE E TRE FANCIULLI) APPARTENENTI  ALL’ALTA BORGHESIA FIORENTINA SI INCONTRANO PER CASO NELLA CHIESA DI SANTA MARIA NOVELLA , DOVE DECIDONO CHE PER SFUGGIRE ALLA PESTE, SI RITIRERANNO IN CAMPAGNA , SULLE COLLINE FIORENTINE.
I NOMI DEI PERSONAGGI HANNO TUTTI UN SIGNIFICATO CHE RINVIA AL LORO CARATTERE. LA PIU’ SAGGIA DI TUTTI, QUELLA Più MATURA, SI CHIAMA PAMPINEA CHE INFATTI SIGNIFICA “RIGOGLIOSA”. E LEI A FARE LA PROPOSTA. RESTERANNO FUORI CITTA’, IN UN PALAZZO CIRCONDATO DA UN MAGNIFICO GIARDINO, PER DUE SETTIMANE.

INFLUENZA DELLA NOVELLISTICA ARABA
LE MILLE E UNA NOTTE
  1. SHAHRAZAD RACCONTA PER ALLONTARE LA MORTE
  2. RACCOLTA DI NOVELLE A CORNICE.

LA PROSA DEL DECAMERON
LO STILE E LA SINTASSI RISENTONO SIA DI MODELLI CLASSICI SIA DEL PARLATO, MA SOPRATTUTTO DEL CONTESTO.
NELLA CORNICE, NELLE NOVELLE TRAGICHE LO STILE E’ PIU’ ELEVATO, CON PERIODI AMPI, CARATTERIZZATI
DALL’IPOTASSI  ( SUCCESSIONE DI SUBORDINATE POSTE IN MODO GERARCHICO); NELLE NOVELLE D’AZIONE E DI BEFFA LO STILE SI FA PIU’ RAPIDO, CON FRASI  BREVI  (PARATASSI) E L’IMMISSIONE DI LESSICO PIU’ COLLOQUIALE E A VOLTE GERGALE O DIALETTALE .
DANTE E BOCCACCIO
IL DECAMERON E’ UNO DEI MASSIMI ESEMPI DI REALISMO MEDIEVALE , ACCOSTABILE ALLA COMMEDIA DANTESCA (PLURILINGUISMO E PLURISTILISMO) CON UNA DIFFERENZA. NELL’OPERA DI DANTE MEDIOEVO E ANTICHITA’ CONVIVONO , IN BOCCACCIO C’E’ LA PIENA CONSAPEVOLEZZA DELLA LORO DIVERSITA’.
IL REALISMO DI BOCCACCIO, INOLTRE, E’ EVIDENTE SOPRATTUTTO NEI RACCONTI COMICI.
IL PENSIERO DI BOCCACCIO
SECONDO BOCCACCIO, LA VITA DELL’UOMO E’ GOVERNATA DALLA FORTUNA E DALLA NATURA.LA PRIMA E’ VISTA COME L’IMPREVISTO CHE MUTA LE COSE IN SENSO POSITIVO O NEGATIVO (ANDREUCCIO DA PERUGIA) E DETERMINA L’APPARTENENZA SOCIALE DELL’INDIVIDUO. LA SECONDA INFLUISCE SUL CARATTERE. L’INGEGNO OSSIA L’INTELLIGENZA DEL SINGOLO CONSENTE DI CONTROLLARE LA FORTUNA E LA NATURA, ORIENTANDOLE VERSO IL BENE O VERSO IL MALE.IMPORTANTE VALORE PER L’UOMO, OLTRE ALL’INGEGNO E ALL’OPEROSITA’, E’ ANCHE L’ONESTA’ , INTESA COME DIGNITA’, SUPERIORITA’ MORALE E INTELLETTUALE.


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